Accanto ai cristiani perseguitati: appello dell'Assemblea del Sinodo diocesano

Il Concilio Vaticano II, nella Dichiarazione “Dignitatis humanae” (n.2), ha affermato che la persona umana ha diritto alla libertà religiosa. Tale diritto, fondato sulla dignità della persona umana, quale l'hanno fatta conoscere la Parola di Dio rivelata e la stessa ragione, deve essere riconosciuto e sancito nell'ordinamento giuridico della società. La libertà religiosa, sancita altresì dalla Dichiarazione universale dei diritti umani (n.18) e recepita nelle costituzioni moderne, favorisce lo sviluppo di rapporti di mutuo rispetto tra le diverse confessioni e una loro sana collaborazione con lo Stato e la società politica, senza confusione di ruoli e senza antagonismi. Alla luce delle acquisizioni della ragione e del progresso civile dei popoli, risulta inaccettabile che oggi in vaste zone del mondo permangano discriminazioni e restrizioni di diritti per il solo fatto di appartenere e professare pubblicamente una determinata fede religiosa. Per noi e per tutte le persone di buona volontà è motivo di grande dolore costatare che i cristiani delle diverse confessioni subiscono il maggior numero di tali discriminazioni. L’odierna persecuzione contro i cristiani, che si cerca di nascondere, oggi è addirittura più grave di quella che si è verificata nei primi secoli della Chiesa. Nel Cristo crocifisso e risorto vediamo ancora oggi i nostri fratelli perseguitati, decapitati e crocifissi per la loro fede in Lui, sotto i nostri occhi o spesso con il nostro silenzio complice.
“Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui” (1Cor 12, 26). E’ una “legge” fondamentale della vita cristiana.

In virtù di essa, l’assemblea sinodale della Chiesa novarese riunita a Borgomanero sabato 18 aprile 2015 per la VI sessione del XXI Sinodo Diocesano invita le comunità cristiane a:

  1. programmare e realizzare, unitamente a tutte le persone di buona volontà, iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sulla recrudescenza della persecuzione dei cristiani nel mondo, rompendo il muro dell’indifferenza che circonda tale tragedia;

  2. programmare e realizzare, iniziative di solidarietà nei confronti delle chiese più colpite dalla persecuzione, acquisendo la consapevolezza che come cristiani abbiamo la responsabilità primaria di aiutare altri cristiani;

  3. programmare e realizzare, anche a livello ecumenico, iniziative di preghiera e digiuno;

  4. farsi parte diligente per contribuire a smascherare l’ipocrisia e l’inerzia delle istituzioni civili e delle grandi organizzazioni deputate a far rispettare i diritti umani che continuano ad assistere mute e noncuranti ai crimini perpetrati in tutto il mondo contro i cristiani.