Il De Filippi alla “Turandot” di Puccini

Nemmeno la neve, caduta copiosa fin dalla mattinata, ha fermato alcuni nostri allievi dal recarsi a Novara alla “Turandot” di Puccini. Martedì 3 febbraio, infatti, le classi III, IV e V dell’Istituto Tecnico Tecnologico Costruzioni, Ambiente e Territorio, si sono recate, al termine delle lezioni pomeridiane, a Novara per una visita guidata alla città e per assistere, alla sera, alla rappresentazione dell’incompiuta opera pucciniana. Il gruppo di alunni, accompagnati dai docenti Ciro Colombara e Corrado Paracchini, ha così sfidato la neve e, soprattutto, il gelo, per analizzare con i propri occhi la conformazione urbanistica di Novara. Partendo alle 17 da piazza Martiri, i ragazzi hanno ragionato sul recente innesto della torre nel castello visconteo e sul recupero di questo, per iniziare un percorso che li ha portati a verificare la collocazione del centro storico cittadino su un leggero rilievo, passando lungo i bastioni di età moderna. Proseguendo, la chiesa di San Gaudenzio ha molto impressionato i visitatori: già l’enorme lampadario in rame, oggetto della cerimonia dell’Infiorata, ha fatto intuire le dimensioni della struttura, che proprio sotto la magnifica cupola di Antonelli è esplosa nella sua immensità. Gli sguardi si sono così lentamente innalzati dal barocco scurolo che accoglie le spoglie del patrono della diocesi all’ottocentesca verticalità della cupola che si innalza tra presbiterio e transetto. Con la vista delle mura romano-medievali che cingevano la città, gli allievi hanno verificato l’ortogonalità della pianta cittadina, che conserva ancora molti caratteri di età classica. Il raggiungimento del centro geodetico del capoluogo, in piazza Delle Erbe, ha segnato anche il punto di arrivo dell’esercitazione di riconoscimento degli stili architettonici degli edifici che, come ogni città, si ergono indifferenti delle distanze fisiche e cronologiche tra di loro. Non ha, invece, lasciato indifferenti gli studenti il teatro “Coccia”. La calda atmosfera, mista ad un pizzico di tensione, che si respirava già all’ingresso ha coinvolto fin da subito i ragazzi del “De Filippi”. Non li ha nemmeno infastiditi il rinvio di mezz’ora dell’inizio della prova generale causato dalla sostituzione di una cantante. Anzi, ne hanno approfittato per “studiare” la struttura di quel bell’edificio che è il teatro “Coccia”: ne hanno presagito le potenzialità, ne hanno assaporato le linee e le decorazioni, ne hanno percepito il respiro dato dall’accrescere del brusio di sala appena prima dell’inizio della rappresentazione, finché nella sera novarese, non lontano dalle mura romane, sotto lo sguardo della cupola, nella stessa piazza del castello, è risorto l’impero cinese: musiche di stampo orientale hanno trasformato il “Coccia” da ottocentesco teatro occidentale nel palazzo imperiale di una dinastia lontana. È la sonorità, a questo punto, che travolge gli studenti, che scioglie i loro dubbi di acustica, che vorticosa li trascina nell’isolata, fredda gabbia che racchiude simbolicamente Turandot. Un coro di voci si alza soddisfatto: «Sono rimasto stupito dalla potenza vocale» afferma un allievo; «Esperienza magnifica»; «Coinvolgente» sentenzia un altro. Sono ragazzi, dunque, diversi, cambiati in positivo, quelli che fanno ritorno alle loro case nella sera che, nonostante l’ora tarda, si è fatta meno gelida; si sono lasciati coinvolgere da questa esperienza. Come Turandot, che da “principessa di gelo” si scioglie d’amore per il suo principe non più straniero.